TRACCE DI ME di Michela Grasselli

Se ci fermiamo a guardare un bambino che esplora i materiali grafico-pittorici è evidente il piacere di tracciare che ne trae: la traccia è il prendere forma del suo movimento che altrimenti rimarrebbe invisibile se non catturato e bloccato dal passaggio del colore.

Ogni bambino a partire dagli 8 mesi è un “artista” spontaneo perché gratificato dalla relazione che instaura con fogli e colori, ma come valorizzare questi liberi impulsi creativi?

ZERO ANSIA DA PRESTAZIONE!

Fino ai 3-4 anni è normale che ogni bambino tragga piacere dall’attività spontanea dello “scarabocchiare” quindi non dobbiamo attenderci risultati simbolici riconoscibili. Esistono fasi ben precise di sviluppo nel disegno infantile, ma nei primi anni di vita ciò che si affina è la coordinazione senso-motoria ed oculo-manuale, non la capacità di astrazione e simbolizzazione grafica. Ciò non significa che i bambini non stiano “raccontando” o rappresentando qualcosa attraverso il loro scarabocchio, semplicemente lo stanno facendo in modi diversi.

Un disegno spontaneo non va mai corretto o modificato dall’adulto; non bisogna mai chiedere di disegnare ciò che vogliamo noi e soprattutto non bisogna mai accelerare lo sviluppo delle capacità. Sostenere il piacere di lasciare tracce di sé, non significa voler creare un nuovo Picasso, significa riconoscere libertà espressiva personale ai bambini.

TEMPI E SPAZI

Disegnare non richiede un grande bisogno di spazio, si può fare dovunque, anche se, ogni tanto, è davvero divertente poter disporre di fogli infiniti per tracciare con tutto il corpo e non solo stringendo tra le mani pennelli o pennarelli. Si può lasciare una traccia praticamente con qualsiasi strumento: avete mai provato a disegnare con le ruote di un passeggino? Basta una piccola pozzanghera e la curiosità di vedere cosa succede sul pavimento stradale se vi immergo una ruota!

Mostrare ai bambini che dovunque si possono trovare disegni spontanei è uno dei primi giochi di osservazione che si possono fare insieme: impronte di piccoli animali nel terreno delle aiuole; segni di passaggi di ruote di bicicletta in una piazza dopo la pioggia; scie degli aerei nel cielo… siamo immersi in un mondo di tracce e non sempre i colori sono necessari.

Non obblighiamo mai i bambini a stare più del tempo che ritengono giusto a scarabocchiare: è meglio smettere piuttosto di avere un bambino rabbioso che ha perso il piacere dell’esplorare l’effetto del suo movimento sul foglio! Non è la durata del tempo speso con in mano i colori a determinare il valore educativo della proposta.

DISEGNARE O DIPINGERE?

Disegnare è un’attività semplice, rapida, che non sporca e che si può fare quotidianamente. Dipingere richiede l’utilizzo di pennelli e materiali più “sporchevoli” come tempere, colori a dita e acquerelli.

Il disegno piace sempre ai bambini e dà loro grandi soddisfazioni, si può proporre praticamente dappertutto ( basta portare in borsa qualche foglio e pochi pennarelli) e ogni giorno; anche il dipingere offre grandi soddisfazioni e piace molto, ma risulta un po’ più impegnativo per i genitori: si può trovare un compromesso familiare costruendo una “routine settimanale” dedicata a tempere e pennelli.

Quando, però abbiamo a che fare con un giovanissimo pittore, o una giovanissima pittrice, è importante avere alcuni accorgimenti “salva mamme e papà”! Ai bambini piccoli, fino almeno ai 3 anni, non servono tante tinte diverse: l’interesse personale dei bambini è rivolto sull’effetto del movimento, non ancora sugli effetti artistico-espressivi.

Scegliere pochi colori ( giallo, rosso, blu + bianco e nero) permette,poi, ai bambini di imparare a discriminare con chiarezza ciò che è chiaro e scuro, ciò che si vede meglio o peggio… niente panico quindi se vediamo bambini, di questa età, che prediligono il nero, il blu, il viola e il marrone: sono le tinte che, più delle altre, lasciano segni ben visibili che quindi gratificano il piacere di vedere il rapporto causa/effetto del movimento sul foglio.

I “SALVACASA”

Se vogliamo sostenere il piacere espressivo dei bambini senza però trasformare casa in un atelier di arte contemporanea pieno di macchie e schizzi è indispensabile applicare strategie salvacasa.

Via libera ai grandi fogli: meglio formato A3 perché i bambini piccoli, che non coordinano ancora molto bene il movimento, tracciano segni ampi. 

Variamo il supporto cartaceo in base alla tecnica grafico-pittorica che proponiamo! Fogli A3 e fogli di vecchi quotidiani sono perfetti per i pennarelli a punta grossa: facili da impugnare e con un tratto colorato nitido e ben riconoscibile. Il cartoncino tipo Bristol è perfetto per pastelloni a matita o a cera, gessetti, tempere ( anche a dita) ed acquerelli: queste tipologie di materiali traccianti si prestano ad un tipo di pittura molto fisica in cui si calca, si torna spesso sullo stesso punto del foglio, si ripete l’avanti/indietro del gesto pittorico che tende , però, a bucare i fogli. Usare un cartoncino aiuta da evitare “inconvenienti” artistici!

Un posto dedicato: creiamo un angolo “ pasticcioso” ad hoc oppure creiamo un rituale della pittura.

Una vecchia valigia o uno scatolone che avremo dipinto insieme può diventare il segnale con cui creiamo un momento di condivisione con i nostri bambini: aprire l’armadio in cui è rinchiusa la valigia, aprirla insieme, srotolare una piccola tovaglia di plastica, metterla sul tavolo o sul pavimento, prendere il foglio e i colori creano un tempo dell’attesa che prelude al momento creativo.

Usiamo un abbigliamento comodo: proprio perché ai bambini piace compiere movimenti ampi è opportuno indossino abiti che non li ostacolino… e meglio mettere una grande e vecchia T-shirt di mamma e papà, sopra ai vestiti, piuttosto dei grembiulini di plastica che si trovano facilmente in commercio.

La plastica spesso risulta essere rigida, stoppa il movimento libero, e poi fa sudare tantissimo: una vecchia maglietta, invece, larga e di cotone spesso copre anche i piedi.

Articolo a cura di Michela Grasselli: “Ho libri e colori nella mani praticamente da quando sono nata e da questi incontri è nata una passione per gli albi illustrati che mi ha portato a farne oggetto della mia tesi e ad occuparmene come illustratrice. Sono una pedagogista emiliana specializzata in Didattica dell’Arte e in Teoria del gioco e dei Linguaggi espressivi che, da più di 15 anni, si dedica alla diffusione della cultura del laboratorio artistico-espressivo attraverso il progetto “ Le quattro mani e gli attrezzi dello stupore”.

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